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Lettera comunitaria Dicembre 2011
Lettera pastorale Dicembre 2011 (Editoriale del giornale 29/11)

I primi giorni di ottobre, per iniziare l'anno pastorale, con il nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale siamo andati al monastero di Santa Scolastica presso Civitella san Paolo (VT) per un momento di preghiera, riflessione e studio sulla verifica che la Diocesi di Roma ha proposto a tutte le parrocchie per l'anno pastorale in corso: l'iniziazione cristiana. Tale "iniziazione" rientra a pieno nella missione fondamentale e prioritaria che la Chiesa ha ricevuto dal Signore: generare alla fede nuovi figli di Dio. Ma non ci può essere catechesi viva senza una comunità viva. Allora tale verifica può essere una possibilità offerta alla nostra parrocchia per interrogarsi su se stessa e su i suoi dinamismi. Infatti tutto ciò che può ridare fiato alla parrocchia è un di più che favorisce la catechesi. In cambio una catechesi che inizia alla vita cristiana deve dare vigore alla parrocchia.

Allora che cos'è la parrocchia e cosa fa la parrocchia? Ovviamente vengono subito in mente le attività parrocchiali: Messa, Catechismo, Oratorio, incontri culturali, ma anche gite, tornei. In parrocchia poi ci sono fedeli credenti, ma anche gente che viene per simpatia, per amicizia, per interesse a qualche particolare iniziativa. Ancora si pensa alla parrocchia come un territorio con confini che delimitano le "competenze" religiose (matrimoni, benedizioni alle case, funerali...), oppure si pensa alla "comunità parrocchiale" costituita da gente che condivide scelte, lavoro, interessi. Bene, la parrocchia è tutto questo ed altro ancora!

Prima di tutto il termine parrocchia deriva dal greco paroikìa, che significa "abitazione presso". Chi abita presso qualcuno non è stabile, è uno straniero, uno che non ha lì la sua casa. Abramo, esule in Egitto, era un pàroikos, un forestiero, uno che sta fuori della sua terra. Parrocchia significa dunque "abitazione provvisoria", "dimora temporanea" e questo si applica molto bene alla Chiesa locale: è infatti per il cristiano una comunità di passaggio. Già S. Paolo diceva: "non abbiamo qui una città stabile, ma cerchiamo quella futura". La parola "parrocchia" ci ricorda che siamo una comunità di pellegrini, che viaggiano insieme verso la vera patria, il Cielo, e si aiutano a raggiungerla. Un po' come il popolo ebreo in cammino verso la Terra Promessa.

Inoltre la Christifideles laici delinea la parrocchia come l'ultima localizzazione della Chiesa, è in un certo senso la Chiesa stessa che vive in mezzo alla case dei suoi figli e delle sue figlie. È la Chiesa che vive sul posto. La parrocchia non è principalmente una struttura, un territorio, un edificio, è piuttosto "a famiglia di Dio, come una fraternità animata dallo spirito d'unità" e "la casa aperta a tutti e al servizio di tutti", o, come amava dire il papa Giovanni XXIII, "la fontana del villaggio" alla quale tutti ricorrono per la loro sete. Non è dunque la chiesa in muratura, ma una vita che trabocca, una convivenza spirituale da costruire giorno per giorno.

Ancora il nuovo Codice di Diritto canonico definisce la parrocchia una comunità di fedeli. La parrocchia è comunità se, come in una famiglia, si fanno circolare i beni, si mettono in comune le proprie capacità, si vive l'uno per l'altro, ci si aiuta e ci si ama scambievolmente. Cosi la parola "comunità" sottolinea l'esigenza di una spiritualità collettiva, che stimoli a vivere la reciprocità e la comunione sul modello della vita della Trinità.

La Parrocchia è, dunque, presenza di Cristo fra gli uomini. È una porzione di popolo di Dio, che gode della presenza di Gesù e del suo Spirito, perché unita nel suo nome. "La parrocchia attua la presenza di Gesù in mezzo ai fedeli, e in tal modo lo stesso popolo cristiano diventa, si può dire, sacramento, segno sacro, cioè, della presenza del Signore" (Paolo VI). Giovanni Paolo II spiegava: "Voi siete una parrocchia prima di tutto grazie al fatto che Cristo è qui, in mezzo a voi, con voi, in voi".

Così il momento più importante per la vita parrocchiale è la Messa domenicale che è la sorgente e il culmine di tutta la vita cristiana. In un certo senso, quindi, tutto ciò che la Parrocchia fa lo fa in vista della Messa ed è derivante dalla Messa: tutta la vita sacramentale viene dalla Messa ed è orientata alla Messa. Altro cardine della vita Parrocchiale è la Parola di Dio: nella Messa, nel Catechismo, nei Gruppi si legge la Bibbia, la si commenta, la si prega come sorgente di fede e alimento della vita cristiana. La Carità è la traduzione operativa della partecipazione alla Messa e dell'ascolto della Parola: anima e stile di ogni attività parrocchiale e testimonianza all'interno ed all'esterno della Comunità stessa.

Ma è necessario osservare che la parrocchia deve ripensarsi - se è la struttura ecclesiale per fermentare il territorio sia geografico che sociale - perché il mondo con cui si trovava in simbiosi non esiste più. Allora la presenza della parrocchia nel nostro quartiere ha una triplice funzione: di iniziare alla fede cioè far nascere una simpatia, un interesse per il Vangelo, che diventa decisione, adesione al Signore Gesù, alla sua Parola nella partecipazione ai sacramenti e nella testimonianza della carità. Inoltre di accompagnare alla fede l'esistenza concreta nei suoi passaggi di fondo (adolescenza, matrimonio, figli...) come nei suoi ritmi quotidiani (vita familiare, scuola, lavoro...) rimanga aperta al messaggio della fede e questo parli adeguatamente all'esistenza. Infine di mantenere nell'apertura al Regno di Dio: questo, infatti, non si può racchiudere in nessuna realizzazione storica. Ciò consente di evitare sia la rassegnazione su un "cristianesimo medio", sia l'esasperazione che non sa accettare limiti, che pretende di calcolare i risultati.

Perciò la parrocchia deve essere una comunità di fedeli che cerca di vivere insieme la fede e la comunione ecclesiale (Parola di Dio, preghiera, carità...), che trova nell'Eucarestia domenicale il suo principale nutrimento, impulso e sintesi. Ma non può essere un circolo chiuso. Il riferimento al territorio (persone, famiglie, attività del territorio) è fondamentale per la parrocchia. Ciò detto si può capire meglio il compito della parrocchia che è di generare cristiani autentici, ben radiati nella fede, desiderosi di vivere come discepoli del Signore e intenzionati a rendergli testimonianza in ogni situazione personale e sociale.

Fin qui la "teoria", ma passando alla "pratica" constatiamo che la nostra parrocchia, come le altre, è spesso un insieme di vorticose attività. Avere mille attività non significa automaticamente avere una parrocchia cosciente di essere comunità che cammina insieme al di là delle specifiche dimensioni (catechesi, liturgia e carità). Allora con il Consiglio Pastorale Parrocchiale siamo giunti alla conclusione che è necessario far prendere coscienza che siamo una comunità. Infatti non si può fare evangelizzazione/liturgia/carità se non c'è una comunità e non sempre si può dare per scontato che ci sia una comunità di persone adulte nella fede, che hanno voglia di costruire il Regno di Dio perché condividono l'esperienza di Gesù insieme. Anche perché ogni gruppo, sovente, elabora, progetti e attività in riferimento al gruppo stesso dimenticandosi e ignorando le altre dimensioni. La parrocchia vuole essere la comunità di coloro che ascoltano la Parola di Dio, camminano secondo lo Spirito e vivono nella fede, speranza e carità. Ma, spesso, la parrocchia è vista come un'agenzia di distribuzione di servizi sacri con la quale si ha a che fare in alcuni momenti della vita come la celebrazione del battesimo, matrimonio e funerali.

Allora compito del Consiglio Pastorale Parrocchiale sarà far maturare la comunità parrocchiale favorendo un'osmosi sempre più profonda fra le diverse dimensioni; elaborare delle idee condivise; verificare che i vari servizi della parrocchia non crescano autonomamente, ma in relazione stretta tra l'ascolto della Parola di Dio, la celebrazione della liturgia e la testimonianza della carità, per poter costruire il Regno di Dio. Così ogni gruppo/servizio deve crescere superando ogni assolutizzazione e settorializzazione.

La nostra parrocchia sarà una comunità viva quando saprà attualizzare nel tempo e nello spazio la presenza di Cristo, in cui si prega insieme, ci si aiuta vicendevolmente, si prende cura di chi è nel bisogno. Così attraverso la parrocchia ogni cristiano si sente Chiesa e diventa corresponsabile. Perciò è necessario favorire e curare momenti comunitari come la Messa domenicale (non solo la liturgia, ma attenzione agli avvisi, salutare sul sagrato...), l'assemblea parrocchiale, momenti di preghiera, far prendere coscienza del perché si fanno determinate attività in parrocchia.

Il primo momento comunitario è stato la festa di san Saturnino di domenica 27 novembre, davvero una bella occasione - ma certamente non l'unica - per consolidare la nostra fraterna amicizia e per diventare davvero un cuor solo e un'anima sola nel nostro Signore Gesù Cristo.

Don Marco
 
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