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Il carisma del formatore
La sintesi dell'incontro del 17 aprile con il prof. De Rita sull'emergenza
educativa
Ogni formatore, dai
genitori agli insegnanti e ai sacerdoti, deve avere la
capacità di essere seguito, di creare sequela: è
proprio quello che manca attualmente in Italia dove anzi, nelle
nostre realtà familiari, sono spesso i genitori a seguire
i figli e non i figli a seguire i genitori per apprendere visione
della vita e regole di comportamento. È quanto ha detto il
sociologo Giuseppe De Rita, Segretario Generale della Fondazione
Censis all'incontro che si è tenuto lo scorso 17 aprile
nella sala conferenze della nostra parrocchia e a cui ha
partecipato la professoressa Luisa Cappuccio, membro del circolo
Ozanam.
La tematica, molto
attuale tanto da essere oggetto della recente lettera di
Benedetto XVI alla diocesi e alla città di Roma, è
stata affrontata partendo dal disagio giovanile. Della questione
si è occupata anche la letteratura scientifica: il
filosofo e antropologo Umberto Galimberti ha scritto nel 2007 un
saggio intitolato
"L'ospite inquietante, il nichilismo e i
giovani"
in cui si evidenzia che "solo il mercato si
interessa dei giovani per condurli sulla via del divertimento e
del consumo, dove ciò che si consuma è la loro
stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro
capace di fare intravedere una qualche
promessa".
La mancanza di spazio nel dare significato
al passato e al futuro secondo l'essenza della cultura
giudaico-cristiana, costituisce il "rattrappimento" che ostacola
i nostri ragazzi a seguire qualcuno o qualcosa (un maestro,
un'idea) ed esalta la loro visione individualistica e
narcisistica della vita. Per uscire da questo stato di nichilismo
il professor De Rita ha sostenuto che la primaria
responsabilità della nostra società, a partire
dagli adulti, è quella di riacquisire la cultura della
profondità temporale della vita per tornare a sviluppare
quelle capacità relazionali che superino l'individualismo
esasperato. Molto interessanti sono stati infine i qualificati
interventi di diversi partecipanti, i quali in sintesi hanno
lanciato un invito a sostenere genitori e docenti nella ricerca
di un'alleanza educativa per il bene di
tutti.
Un ponte d'amicizia con il Guatemala
«Abbiamo voluto celebrare qui
la prima messa a Roma in questa settimana come ringraziamento per
tutto ciò che avete fatto e fate per noi». Ha parole di
profonda gratitudine e riconoscenza il cardinale Rodolfo Quezada
Toruño,
Arcivescovo di Guatemala e titolare della parrocchia di San Saturnino
martire. Qui domenica scorsa ha presieduto una solenne
concelebrazione eucaristica con i vescovi della Conferenza episcopale
guatemalteca convenuti a Roma per la quinquennale visita ad
limina» in Vaticano. Un vincolo fraterno, quello tra la
comunità parrocchiale del quartiere Trieste e la Chiesa del
lontano stato centroamericano, consolidatosi nel tempo e che lega, in
particolare, il cardinale Quezada
Toruño al parroco
emerito, mons. Ottavio Petroni (a San Saturnino dal 1972 al 2006),
presente alla liturgia insieme a don Marco Vianello cui adesso è
affidata la parrocchia.
Un rapporto creatosi circa venti anni fa
grazie ad un collaboratore parrocchiale, don Giuseppe Rossetto,
proveniente dalla diocesi di Assisi, tuttora missionario in
Guatemala. All'inizio l'aiuto si limitava ad un sostegno
economico per costruire la cappella del Seminario Mayor Nacional
(guidato dall'allora mons. Quezada Toruño).
Poi nacque la consuetudine dell'accoglienza di tantissimi
sacerdoti, provenienti in origine dalla diocesi di Zacapa (all'epoca
affidata all'attuale porporato), che vengono a Roma per completare
gli studi (attualmente sono due). La solidarietà si è
intensificata con l'invio di medicinali cui si dedica dal 1984 un
gruppo di adulti della parrocchia anche grazie ai contributi raccolti
con la vendita di dolciumi di cioccolato nelle domeniche che
precedono Natale e Pasqua.
Diversi parrocchiani, inoltre, sono stati
ospiti in Guatemala come nel 2002, in occasione del viaggio
apostolico di Giovanni
Paolo II per la canonizzazione a Città di Guatemala del Beato
Pedro de San José de Betancur (1626-1667), del Terz'Ordine
di San Francesco: il fondatore delle Suore Betlemite cui è
affidata la cappella di Nostra Signora del Sacro Rosario a via
Lambro, a due passi da San Saturnino. Due anni fa infine, nel 2006,
per celebrare il suo giubileo sacerdotale il cardinal Quezada Toruño
ha voluto fortemente la presenza di una rappresentanza della «sua»
parrocchia romana.
Federico Chiapolino
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