
Ci č sembrato giusto iniziare il racconto della vita di San Saturnino con l'epigrafe che il poeta
dei Martiri Papa S. Damaso pose sulla tomba del nostro Santo, riportata per intero su marmo
all'interno della nostra chiesa parrocchiale.
Il 29 novembre 1987 le reliquie del santo martire
romano Saturnino, rimaste a lungo nella basilica dei SS. Giovanni e Paolo, dopo la scomparsa delle
due chiese a lui dedicate sulla via Salaria e a Monte Cavallo, venivano traslate nella nostra chiesa
parrocchiale dedicata al suo nome e fatta erigere dal Sommo Pontefice Pio XI, nel 1930, per la cura
pastorale del quartiere sorto tra le vie consolari Nomentana e Salaria.
Ma chi era San
Saturnino, vissuto tra il 230 e il 304 dell'era di Gesų Cristo? Nato a Cartagine, nell'Africa
preconsolare, appena ventenne subì la persecuzione di Decio, dando prova di fede
incrollabile. Sottoposto a tortura fisica, che sopportò con fermezza cristiana fu poi
esiliato. Allora approdò a Roma dove visse con impegno una lunga vita. Superati i 70 anni, il
laico Saturnino fu coinvolto nella persecuzione di Diocleziano, tra tutte la più violenta.
Venne condannato ai lavori forzati, al trasporto dei materiali per la costruzione delle terme di
Diocleziano, diventate poi la basilica di Santa Maria degli Angeli, nell'attuale Piazza Esedra. Il
suo esempio di sereno e tenace confessore della fede, la sua parola convinta e convincente
trascinarono alla conversione molti pagani, tra i quali anche ufficiali persecutori. Per questo, nel
304, il potere imperiale volle che fosse decapitato sulla via Nomentana. Fu sepolto sulla via
Salaria ed ebbe subito e senza interruzione culto pubblico nella Chiesa di Roma